La Fondazione

di Raffaello Baldini (Einaudi – Collezione di teatro, 2008)

La Fondazione di Raffaello Baldini è un piccolissimo libro della Collezione Teatro di Einaudi. Si legge con grande trasporto, purché riusciate a immaginare un pover’uomo ragione tra sé e sé su quanto gli oggetti possano testimoniare il nostro passaggio sulla terra e sopravviverci. Sempre che qualcuno lo consenta. Magari una Fondazione.

È un inno alla paura di morire e al non voler essere dimenticati, due paure ataviche che accompagnano gli esseri umani dalla notte dei tempi. Eppure, il protagonista di questo piccolo monologo ragiona all’interno di un contesto sociale che è il nostro. E le sue paure sono anche le nostre. Le mie, sicuramente.

Il testo originale è in dialetto romagnolo e nel volumetto è presente la traduzione in italiano. Le opere di Baldini si caratterizzano dall’uso di un linguaggio di scrittura coincidente con quello della lingua parlata. Essenzialmente, scrive come parla. E questo è un aspetto che a me è piaciuto particolarmente. E poi, chi non ha mai pensato – almeno una volta nella vita – se qualcuno ci ricorderà quando non ci saremo più? E perché non farlo avendo tra le mani un tappo di sughero?

La Fondazione - Raffaello Baldini

La Fondazione - Raffaello Baldini
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Un uomo un po’ fuori di testa, collezionista instancabile degli oggetti più improbabili del passato, decide di fondare una singolare “Fondazione” dedicata alla memoria delle cose che scivolano via: non i grandi pensieri dei poeti o dei filosofi — a quelli provvedono già i libri — ma quei lampi di intuizione che attraversano chiunque, brevi e acuti, destinati a perdersi nel rumore dei giorni. In questa sua impresa tanto visionaria quanto commovente, il protagonista tenta di trattenere la vita (e sfidare la morte) dentro un delirio che solo in apparenza è bizzarro, ma che tocca il cuore più profondo dell’umano. La Fondazione, scritta in dialetto romagnolo con ampi passaggi in italiano, è un’opera sullo svanire e sulla struggente urgenza di conservare. Non a caso nasce nell’ultimo periodo di vita dell’autore. Il testo viene ora pubblicato per la prima volta grazie alla cura di Clelia Martignoni, con la traduzione dal romagnolo di Giuseppe Bellosi.
Un uomo un po’ fuori di testa, collezionista instancabile degli oggetti più improbabili del passato, decide di fondare una singolare “Fondazione” dedicata alla memoria delle cose che scivolano via: non i grandi pensieri dei poeti o dei filosofi — a quelli provvedono già i libri — ma quei lampi di intuizione che attraversano chiunque, brevi e acuti, destinati a perdersi nel rumore dei giorni. In questa sua impresa tanto visionaria quanto commovente, il protagonista tenta di trattenere la vita (e sfidare la morte) dentro un delirio che solo in apparenza è bizzarro, ma che tocca il cuore più profondo dell’umano. La Fondazione, scritta in dialetto romagnolo con ampi passaggi in italiano, è un’opera sullo svanire e sulla struggente urgenza di conservare. Non a caso nasce nell’ultimo periodo di vita dell’autore. Il testo viene ora pubblicato per la prima volta grazie alla cura di Clelia Martignoni, con la traduzione dal romagnolo di Giuseppe Bellosi.
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