Turismo a casa propria: guardare i luoghi di origine da un punto di vista diverso.

Il turismo in Puglia e nella Terra di Bari è una grande opportunità che va tutelata, partendo dalle piccole cose.

Per moltissime persone l’estate è tempo di viaggi, di visite in posti nuovi, zone esotiche o più fresche. Per me, che da ormai sette anni vivo a Roma, le vacanze estive coincidono principalmente con il mio ritorno nei luoghi in cui sono nato e in cui ho vissuto per 25 anni: la Puglia, la Murgia, la Valle d’Itria, Noci. Quest’anno non è stato da meno e, in aggiunta, il mio soggiorno è stato arricchito da un piccolo programma turistico che ha toccato le Grotte di Castellana, Bari Vecchia e Alberobello.

Tre tra le principali mete turistiche della Terra di Bari. Tre luoghi che mi hanno lasciato altrettante distinte sensazioni.

Le Grotte di Castellana sono un tesoro incastonato nel sottosuolo e ritornarci è stato affascinante, come esserci stato per la prima volta. Ho molto apprezzato la professionalità e la preparazione delle guide, l’accoglienza riservata alle famiglie, anche a quelle non sempre rispettose dei luoghi in cui si trovano (visitare delle grotte in bermuda e infradito lascia pochi margini di interpretazione). Sin dal nostro arrivo, il flusso di persone è stato ben gestito, suddiviso per gruppi e tipologia di viste (per lingua, percorso breve o lungo, ecc.). Una visita suggestiva che ha fatto emozionare in tanti, anche chi quelle grotte le ha visitate diverse volte.

Bari Vecchia è Bari Vecchia. Da quando è stata resa una zona di nuovo accessibile (ricordiamo tutti cosa fosse Bari Vecchia, anni fa), il centro storico della Città non ha bisogno di fuochi d’artificio per far innamorare chiunque lo viva, anche per mezza giornata. Per l’occasione, la visita canonica (omen nomen) alla Basilica e alla Cattedrale. Accedere a quest’ultima e all’area archeologica – sita nelle sue fondamenta – ha richiesto un biglietto che permetteva di visitare anche il museo della Diocesi di Bari-Bitonto, con le sue testimonianze storiche e religiose che raccontano una parte importante della storia della Città. Molto più suggestivo e interessante del quadretto social con le orecchiette esposte e vendute per strada.

Da ultimo, Alberobello. Un pezzo della Valle d’Itria che per me suona come casa e che è sempre stato presente nei racconti e nelle esperienze vissute con la mia famiglia. Eppure, per quanto fosse un luogo a me molto familiare, viverlo è stato il momento più stressante del programma turistico di cui sopra. Un flusso di persone che non trovava tregua in nessun angolo della zona monumentale dei trulli. Il famoso “Belvedere” preso d’assalto per un selfie, con la speranza che qualcuno non si intromettesse nella foto per scattarsi a sua volta una foto. Ma la cosa che mi ha colpito è stata la comparazione di alcune cose, piccole ma non per questo meno rilevanti. Un piccolo pumo in ceramica – non di fattura artigianale – alle Grotte di Castellana costava 5 Euro. Ad Alberobello, lo stesso prodotto costava tre volte tanto. Un esempio di come a distanza di pochi chilometri la percezione delle cose può cambiare. Ma chi sbaglia? C’è qualcuno che sbaglia in questo binomio? O non sbaglia nessuno? Può essere la logica del mercato a far da padrona e a definire il costo che una famiglia deve sostenere se decide di acquistare un souvenir in un luogo o nell’altro, a distanza di pochi chilometri? Con questo pezzo, il mio intento è di lasciare aperte le porte ad una riflessione più ampia, che interessa la qualità dei servizi turistici e ai relativi costi. Perché sono convinto che un turismo accessibile ed equo possa portare giovamento al territorio, nel lungo periodo. Chiediamoci quanti di coloro che visitano questi posti, a distanza di tempo, decideranno di tornare.

Articolo pubblicato sul mensile “Insieme per la Puglia” (n. 13)

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