Elly Schlein: costruire l’alternativa tra diritti, economia e lavoro

Intervista alla Segretaria nazionale del Partito Democratico

Con l’estate che volge al termine, la prospettiva di un autunno caldo si fa sempre più concreta. Tuttavia, non è al clima meteorologico che noi guardiamo, ma a quello politico. Ci apprestiamo a vivere un periodo fervente, ricco di confronti – anche aspri – e di campagne politiche di interesse nazionale: dall’autonomia differenziata alle carceri, passando per il lavoro e l’economia.

In questo dibattito, un ruolo da attore protagonista è riuscito a costruirselo il Partito Democratico. Un risultato certamente non scontato per un partito che ha molto spesso pagato lo scotto di non essere stato capace nel definire con chiarezza una propria linea politica. Eppure, questa sequenza di zone grigie gradualmente si allontana dal percorso del PD, grazie ad un lavoro di costruzione di un’identità riconoscibile e di un’azione politica capace di mettere in evidenza le esigenze del c.d. “Paese reale” e di fornire alcune risposte e soluzioni. La Segretaria Elly Schlein aveva iniziato a lavorare per raggiungere questo obiettivo sin dal giorno della sua elezione alla guida del PD. Il primo test – le Elezioni europee – hanno fornito un ottimo banco di prova e la risposta da parte degli elettori sembrerebbe essere stata: continuate così!

Per provare a tracciare i punti cardinali su cui orientare la costruzione dell’alternativa alle destre nazionaliste al Governo, abbiamo avuto il piacere di porre alcune domande proprio alla Segretaria nazionale del Partito Democratico, Elly Schlein.

Segretaria, lei ha più volte rimarcato le differenze tra le forze del centrosinistra e quelle della destra al Governo. Su quali di queste lei ritiene si debba lavorare per costruire una proposta politica alternativa?

Le differenze tra noi e il Governo Meloni sono molte. Quando dicevamo che se la destra fosse andata al governo avrebbe fatto la destra, noi non scherzavamo. E lo vediamo tutti i giorni e chi ne paga le conseguenze è l’intero Paese, soprattutto i cittadini che vivono in condizioni difficili. Noi crediamo fortemente che all’Italia serva una politica che tuteli e ampli i diritti delle persone e che guidi una nuova fase economica, partendo da un piano industriale lungimirante e che veda nell’Europa un’opportunità e non uno spauracchio verso cui puntare il dito per coprire le proprie responsabilità.

Quando parla di cittadini in condizioni difficili il riferimento è anche alla necessità di definire un salario minimo?

Sì: in Italia ci sono oltre 3 milioni e mezzo di lavoratrici e lavoratori poveri, persone alle quali Giorgia Meloni e la destra hanno voltato le spalle, affossando la nostra proposta unitaria per introdurre finalmente il salario minimo anche nel nostro Paese. Il governo delle destre si è opposto a una legge che andrà a rafforzare la contrattazione collettiva, combatterà i contratti pirata e sancirà che sotto i 9 euro l’ora non è lavoro, ma sfruttamento. Siamo di fronte a una norma di civiltà che va ben oltre le parti politiche. Noi vogliamo riportare in Parlamento quella legge con la forza di migliaia di firme e abbiamo bisogno del sostegno di tutti: l’invito è dunque quello di andare a firmare la legge d’iniziativa popolare.

Quindi il ruolo dell’Europa resta la linea di demarcazione più importante.

Le discussioni su quale debba essere il ruolo dell’Unione Europea diventeranno sempre più centrali, in un mondo con una crescente polarizzazione tra blocchi e la definizione di nuove strategie commerciali. Serve reagire avendo in mente una prospettiva chiara. Tornando all’Europa, noi crediamo che NextGenerationEU sia un progetto di sviluppo economico ed industriale che l’Italia dovrebbe sostenere e contribuire a sviluppare in prima linea. Invece, da un lato assistiamo al Governo Meloni che annaspa, privo di un piano industriale che fornisca prospettive all’economia nazionale, dall’altro alle destre nazionaliste alleate di Meloni e Salvini che non credono e contrastano le politiche industriali comuni a livello europeo. Tutto questo ci richiama ad una forte responsabilità che il PD è pronto ad assumersi insieme alle altre forze politiche con cui costruiremo l’alternativa. Ci rimboccheremo le maniche per recuperare il tempo perso e rimediare ai disastri delle destre.

Quando parla di politica industriale, a cosa pensa per l’Italia?

Il nostro è un Paese che ha una spiccata vocazione industriale. Il nostro tessuto economico si regge su un reticolato di piccole e medie imprese che insieme alle realtà industriali più grandi stanno dimostrando di avere tutte le carte in regola per competere sul mercato unico europeo e a livello internazionale. Ma serve dare loro maggior sostegno e avere una visione che abbracci le nuove prospettive di sviluppo, soprattutto in quelle che possiamo considerare le nuove filiere strategiche, come le rinnovabili, le batterie per le auto elettriche, i chip ormai presenti in tutte le tecnologie anche di uso comune. Per non parlare dell’Intelligenza Artificiale, sulla quale una strategia reattiva e consapevole può contribuire a portare l’Italia tra i Paesi meglio attrezzati a guidare l’Europa nello sviluppo etico e umano-centrico di questa tecnologia. Ma guardo anche al Green Deal, su cui la destra ha provato ad innalzare barricate ma che invece è una grande opportunità per costruire un modello di industria diverso da quello che abbiamo fin qui conosciuto. E l’Italia avrebbe tutte le caratteristiche per poter essere tra i Paesi leader nello sviluppo di questo nuovo modello.

Di recente c’è stato un nuovo scontro tra maggioranza e opposizione sul Decreto Carceri. Un tema tanto impopolare quanto importante. Cosa pensa del nuovo decreto del Ministro Nordio?

Nelle carceri italiane ci sono condizioni invivibili sia per chi deve scontare la propria pena e sia per chi ci lavora. Noi crediamo che il Governo stia continuando con la sua furia ideologica e punitiva e che non offra soluzioni al problema delle carceri italiane. Anzi, ne crea di nuovi. Perché alle necessarie misure di ampliamento degli spazi vitali, di aumento del personale e degli investimenti per migliorare l’intero sistema carcerario italiano, il Governo Meloni risponde con la creazione di nuovi reati inutili e inasprendo le pene, perché per le destre i problemi sociali del Paese vanno affrontati gettando in carcere chi potrebbe aver bisogno di un altro tipo di trattamento e assistenza. Ma non ci meravigliamo di fronte a questa ennesima dimostrazione di inadeguatezza di questa maggioranza che ha avuto anche il coraggio di affossare la nostra proposta sulle mamme detenute e i loro figli. Una cosa vergognosa che potrebbe subire ulteriori sviluppi, dato che la stessa maggioranza di governo ha sostenuto di voler andare avanti in questa direzione, prevedendo nel prossimo DDL Sicurezza nuove misure che rendano più facile portare dentro le mura carcerarie le madri con i propri figli piccoli.

Lei ha accennato alle forze politiche con cui costruire l’alternativa. La sinistra ha sempre cercato altrove modelli a cui ispirarsi. Da ultimo la Francia e il Regno Unito. Sarà così anche questa volta?

Il voto francese ha dimostrato che le destre si possono battere se ai cittadini si offre un progetto politico che parli di inclusività, diritti, lavoro ed Europa. Allo stesso tempo, il voto nel Regno Unito è stato una risposta ai disastri compiuti dai Conservatori, dalla Brexit in poi. Ma il voto in Francia e in Gran Bretagna è strettamente connesso alle dinamiche politiche di questi due Paesi. L’Italia ha le sue peculiarità e non dobbiamo cercare modelli da seguire, ma costruirne uno tutto nostro. Per fare questo, dobbiamo continuare il grande percorso di ascolto dei territori che abbiamo svolto in questo ultimo anno e mezzo. Certamente, la nostra proposta politica deve reggersi su iniziative “per” e non “contro” qualcosa o qualcuno.

Ma una base comune da cui partire per la costruzione di questa alternativa serve. Quali potrebbero essere i primi punti di connessione? Il PD si farà carico della sintesi?

Credo che ci siano già dei punti sui quali costruire un percorso comune: la sanità pubblica, la scuola pubblica, un piano industriale lungimirante che guidi la conversione ecologica, i diritti delle persone, un lavoro che tuteli la dignità di tutti i lavoratori. Tutte le forze politiche che si riconoscono in questa alternativa e che condividano i principi politici dovranno lavorare per offrire al Paese un progetto politico alternativo. Su questo il voto alle Europee ha dato un messaggio chiaro: al Partito Democratico gli elettori hanno affidato un ruolo di maggiore responsabilità nell’alleanza di centrosinistra. L’altro messaggio è che battere le destre è possibile solo con un progetto unitario.

Nelle ultime settimane abbiamo assistito ad un importante campo di prova: la raccolta firme per il referendum contro l’autonomia differenziata. Crede che il quorum possa essere raggiunto?

Ne sono convinta. Il risultato straordinario che abbiamo raggiunto con le firme, a poche ore dall’inizio della raccolta, è il segnale che su questo argomento i cittadini stiano seguendo con molta attenzione il dibattito e intendono partecipare con gli strumenti messi a disposizione della nostra Costituzione. Una volta raccolte le firme, il lavoro non può dirsi certamente concluso. Servirà continuare a girare l’Italia, per spiegare a tutti i cittadini che l’autonomia differenziata voluta dal Governo Meloni, per opera del ministro leghista Calderoli, è un grave danno non solo per il Sud ma anche per il Nord. La sanità pubblica, l’istruzione pubblica e i servizi essenziali sarebbero in pericolo e le destre vorrebbero addossarne le responsabilità agli amministratori locali che invece operano con grande impegno, a fronte di risorse sempre più limitate.

Articolo pubblicato sul mensile “Insieme per la Puglia” (n. 12)

Total
0
Shares
Prev
Di Cagno Abbrescia, l’ultima intervista

Di Cagno Abbrescia, l’ultima intervista

Intervista all’On

Avanti
Turismo a casa propria: guardare i luoghi di origine da un punto di vista diverso.

Turismo a casa propria: guardare i luoghi di origine da un punto di vista diverso.

Il turismo in Puglia e nella Terra di Bari è una grande opportunità che va

Potrebbe piacerti anche